222firma1Chi vi scrive è una famiglia che sta vivendo il dramma della droga.

Questa lettera è un urlo di disperazione e nel tempo, un atto di speranza verso

i giovani della nostra Valle.

L’avvicinamento al mondo della cocaina, da parte di nostro figlio minore,

è avvenuto circa due anni fa, non è stato facile capire.

Notavamo in lui cambiamenti di umore: nervosismo, scatti d’ira, comportamenti strani, ma attribuivamo il tutto alla sua giovane età e a un carattere particolare vivace.

Poi la realtà piomba addosso come una tragedia e ci interpella, in cosa abbiamo sbagliato noi genitori.

Fintanto che il problema non ci aveva coinvolti in modo tanto drammatico, questa realtà ci appariva lontana, quasi inesistente. Eppure la droga e l’alcol si insinuano, in modo subdolo, nelle nostre famiglie, talvolta con una normalità sconcertante, senza che ce ne rendiamo conto.

Come uscire da questa situazione?

Parlandone, non nascondendo il problema, in quanto non servirebbe a nulla. Le persone ci sono vicine, chi con discrezione, chi con disagio, chi affrontando e condividendo il dramma che si vive.

Cari genitori, quante volte ci siamo chiesti dove e come abbiamo sbagliato con nostro figlio.

Ce lo siamo chiesti quelle notti in cui andavamo a cercarlo, quando i suoi comportamenti richiedevano quella fermezza che forse non gli avevamo dato.

Ci siamo domandati come sono stati i nostri “no”, se lo avevamo davvero aiutato a camminare e ad accettare il dolore, la rinuncia, il sacrificio.

Tutti i ragazzi hanno capacità immense, possibilità di realizzare la propria vita.

Eppure molti sono infelici, annoiati e incapaci di assumersi impegni e responsabilità.

Come abbiamo potuto sostituire i valori dell’esistenza, del rispetto, dell’attenzione all’altro, con beni materiali effimeri che non riempiono la vita e non danno risposte profonde al nostro vivere?

Sono semplici considerazioni e nascono da un profondo senso di impotenza, soprattutto quando il nostro ragazzo si sentiva così normale da rifiutare qualsiasi aiuto.

Poi la gioia di vederlo entrare in comunità e scoprire che persone bellissime e motivate hanno a cuore il bene di questi ragazzi. Eravamo una famiglia normale, come tante altre, ci siamo scoperti fragili e impreparati.

Ora una parola, un gesto ricevuto, un’attenzione gratuita, hanno un valore enorme per noi.

Perché, accanto alla delicatezza di tante persone, abbiamo scoperto, con dolore, cos’è l’indifferenza.

                                                                        

Antonietta e Pietro